Focus UK – Il viaggio: questione d’orecchio – PAROLABIS

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Nel mio percorrere la geografia della Gran Bretagna ho riflettuto sulle diverse parlate che si incontrano strada facendo. Mi sono convinta che viaggiare è una questione d’orecchio: bisogna allenarsi a entrare in contatto con le diverse espressioni di uno stesso sentire e da questo mese Parolabis cercherà di approfondire quello che ha trovato in UK, nella rubrica FOCUS UK.

Il viaggio è iniziato nel sud, precisamente da Londra, vero e proprio unicum nel panorama geografico britannico. Qui l’orecchio si incontra con tutte le lingue del pianeta, con una prevalenza di italiano, spagnolo (di tutte le provenienze) e urdu. Per forza di cose, anche l’inglese del luogo ne è influenzato e si può sentire di tutto, compreso il famoso “cockney“, ma misteriosamente tutti si comprendono e aiutano. Londra è una città complessa, le persone vanno di corsa ma curiosamente sono pronte ad aiutarti in qualsiasi lingua quando serve, come a dire “ci sono passato anche io”. Una strana comunanza alla base della comunicazione. Salendo entriamo nel cuore di quella parte di mondo chiamata Inghilterra. Birmingham e il “brummie“: un accento strano, arrotondato e duro allo stesso tempo, che mi ha affascinato sin dal primo momento. E poi il Galles: baluardo di una lingua in estinzione. I sorrisi delle persone del luogo e la loro estrema gentilezza si rispecchiano in questa lingua dolce, fatta in prevalenza di vocali, yi soprattutto. Si prosegue arrivando alla penisola di Wirral e Liverpool. Uno degli accenti più difficili dell’intera Gran Bretagna a detta degli stessi autoctoni e in effetti faccio fatica a volte a comprendere anche le frasi più semplici. L’accento “scouse” è un misto di vocali diverse, espressioni gergali, tagli di parole, suoni gutturali. Tutto mi fa pensare all’immaginario del Bronx statunitense: Liverpool è il Bronx linguistico dell’Inghilterra.

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Entriamo in Scozia, approdando a Edimburgo. La mia esperienza mi ha portato qui durante il Fringe Festival, che riempie questa piccola città di artisti provenienti da tutte le parti del mondo. Ebbene, nei miei giorni edimburghesi gli accenti più sentiti sono stati il canadese e l’australiano. Sono dovuta andare ancora più su quindi, quasi ai limiti, sull’isola di Skye, dove mi trovo ora, per iniziare a sentire lo scozzese. La bellezza incantata di questi posti, la sua durezza a volte e l’estremo fascino continuo e senza soluzione di continuità le ho ritrovate nel gaelico di Scozia. Una lingua che viene da lontano, simile all’arabo, qualcuno più esperto dice all’israeliano, suoni gutturali e rapidi che si avvicendano. Il gaelico è parlato anche in Irlanda, ma gli accenti lì variano un po’ rispetto a questa parte di mondo.

Nei prossimi mesi Parolabis dedicherà un approfondimento a ognuna delle realtà che sono state qui velocemente descritte. Ora vado a bermi un tè mentre ascolto BBC Gael e mi mangio uno scone (che buono!).

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