UN TUFFO NEL MONDO ARABO: IL BISBIGLIO DI ROSA

La prima persona che mi viene in mente quando si parla di cultura araba è Rosa. Una buona amica e un’ottima insegnante di lingua e letteratura araba all’Università di Ragusa, il posto che ci ha visto crescere e ci ha formate. Così la raggiungo al telefono e le chiedo di concedermi un po’ di tempo per fare due chiacchiere.

Rosa Pennisi

Com’è iniziata questa passione? “In maniera del tutto casuale” mi dice. Frequenta il liceo linguistico dove studia inglese, francese e spagnolo, ma si appassiona anche a letterature di altre paesi e cresce la necessità di scoprire mondi nuovi e diversi da quelli a cui la scuola la aveva abituata. “Uno stimolo che mi ha spinto a studiare l’arabo e la sua cultura era la ferma convinzione che qualche antenato della mia famiglia fosse di origini arabe. Sì, lo so è stupido e frivolo, però mio fratello è chiaro con occhi azzurri, decisamente di tipo normanno, io olivastra e con occhi castani, di tipo saraceno. Questo contrasto famigliare che rispecchiava vicissitudini storiche della terra in cui sono nata mi ha sicuramente stimolato a conoscere culture diverse per capire meglio chi siamo oggi”. E come darle torto. La Sicilia è un’isola che basa le sue origine anche nella tradizione araba.

“Il mio primissimo approccio con l’arabo non fu con la lingua ma con la letteratura, più precisamente con la letteratura preislamica, fatta di poemi tramandati oralmente suddivisi in paragrafi più o meno standardizzati in cui succedevano cose particolari: si parlava di accampamenti, si faceva satira contro la tribù nemica, ma soprattutto si cantavano le lodi dell’amata, bella come la cavalcata di un cammello.” Nonostante le prime perplessità iniziali relative ai temi e alla lingua, pian piano riesce a comprendere e a rispettare concetti che potevano sembrare bizzarri. Cominciando a studiare la lingua poi questa passione si intensifica: è molto affascinante imparare a scrivere con un altro alfabeto, è un po’ come ritornare bambini. Proprio l’alfabeto è uno degli aspetti più seducenti di questa lingua: “credo che la calligrafia araba sia un’arte spettacolare”.

Tuttavia, l’aspetto più interessante per Rosa è sicuramente la diglossia, cioè la presenza in una comunità di due lingue o varietà della stessa lingua in rapporto gerarchico tra loro. A tal proposito, mi racconta un episodio legato a questo aspetto:

“Il primo anno di studio all’università sono andata in Marocco per un corso intensivo di lingua e cultura. Una volta arrivata a Rabat vado al suq, il mercato, e sfodero le mie frasi in perfetto arabo standard con tanto di vocalizzazione finale (declinazione di tutte le parole in base al caso). Ilarità generale, applausi e risate varie. Nella realtà, la gente non dialoga mai in contesti quotidiani e non ufficiali in arabo standard, ma ogni paese arabo utilizza una varietà dialettale, cioè ogni arabofono è madrelingua del proprio dialetto, mentre l’arabo lo impara a scuola. Nonostante le prese in giro, gli stessi mercanti mi spiegano il motivo di tanto divertimento e si mostrano anche felici del fatto di aver trovato una straniera che parlasse l’arabo, perché per loro la lingua, quella che conoscevo io, aveva un valore immenso: è una lingua bella e armoniosa; è la lingua sacra in cui è stato rivelato il Corano, e per ogni credente non c’è una lingua più perfetta.”

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Senza dubbio la cultura araba è legata alla religione. Purtroppo però gli ultimi avvenimenti ci portano ad alimentare pregiudizi e ad associare sempre arabo a musulmano e quest’ultimo spesso a terrorista. In realtà non tutti gli arabi sono musulmani e, cosa che può sembrare più strana, non tutti i musulmani sono arabi. Esistono in ogni paese arabo minoranze religiose ed etniche, ad esempio in Egitto ci sono arabi cristiani copti, mentre in Bangladesh, che non è un paese arabo, ci sono molti musulmani. E soprattutto i musulmani non sono terroristi, anzi sarebbe più corretto dire che i terroristi che uccidono nel nome dell’Islam non sono musulmani.

“I musulmani, fra cui molti dei miei amici, hanno un dono splendido che è quello della fede, una fede che li rende onorati di poter condividere le loro azioni quotidiane anche con dio. L’Islam per ogni musulmano ha un valore prezioso: è tutta la vita. Basti pensare alle cinque preghiere che ogni musulmano pratica durante il giorno, alla serietà con cui digiuna durante il Ramadan, al rispetto nei confronti dei più deboli e dei più poveri. Nonostante ciò, siamo sempre portati a pensare che i musulmani siano retrogradi, maschilisti e ignoranti perché costringono le donne a indossare il velo e impediscono loro di essere moderne. In realtà ignoranza se ne trova a volontà un po’ ovunque nel mondo, specie quando si vuole credere che esiste un occidente e un oriente, un noi e un loro, dove il noi è sempre superiore”.

Ma in che modo possiamo noi mettere da parte i nostri pregiudizi? Rosa suggerisce che un modo potrebbe essere quello di leggere romanzi arabi, scritti da autori e intellettuali che scrivono in arabo. Molti infatti scrivono in francese o in inglese, quindi il loro pubblico ideale non è primariamente locale; mentre un autore arabo che scrive in arabo spera sicuramente di essere letto da arabi, e questo fa sì che i suoi testi non siano infarciti di esotismi e stereotipi che raccontano un mondo orientalizzato per un lettore non arabo. “Ci sono molti autori contemporanei che scrivono opere interessanti, come ad esempio Elias Khoury, Hoda Barakat, il poeta della resistenza palestinese Mahmoud Darwish. Potrei continuare all’infinito, ma mi piacerebbe invece consigliare una lettura in particolare Gli odori di Marie Claire di Habib Selmi, un piccolo romanzo che ci mostra attraverso le vicissitudini di una coppia il grande tema dell’alterità. Una lettura resa veramente piacevole, non solo per i contenuti e il valore artistico del romanzo, ma anche per la scorrevolezza della traduzione.”

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