Sono senza parole! Su neologismi e concetti senza voce

Cratilo, filosofo greco del V secolo a.C., era convinto dell’impossibilità di nominare le cose, dato che nel momento in cui venivano nominate divenivano altro. Riteneva infatti che il linguaggio fosse tardivo rispetto al reale e che nel momento in cui si nominava qualcosa, questa fosse già diversa da prima. Il più delle volte allora indicava con il dito ciò di cui voleva parlare, perché nessun nome poteva descrivere a pieno ciò che lui voleva dire.

Be’, anche io certe volte mi sento come Cratilo: esistono così tante sfumature di una stessa cosa o emozione che spesso ci troviamo impossibilitati ad esternare con precisione ciò che sentiamo. Questo può dipendere da vari fattori: potrebbe infatti essere dovuto al fatto che non ci siamo mai trovati in una situazione simile, che l’emozione sopraffà la nostra razionalità o che non abbiamo dimestichezza con sinonimi e definizioni. E se invece dipendesse dal fatto che non esistono parole per descrivere quel preciso stato d’animo?

È una condizione in cui ci siamo sicuramente trovati mentre eravamo in viaggio in un paese straniero, dove con un limitatissimo numero di termini dovevamo cercare di esprimere tutta la varietà delle nostre sensazioni e degli eventi che ci circondavano. Ma pensiamo per un attimo all’eventualità in cui in una lingua determinate parole non esistessero. Cosa succederebbe se non venisse presa in considerazione una specifica gamma di emozioni e quindi un’intera popolazione non potesse esprimere concetti che per altri sono magari banali? Famoso in questo senso l’esempio dell’alto tasso di suicidi a Tahiti dovuto, sembra, alla mancanza di parole per esprimere il dolore psicologico: la mancanza di un termine linguistico produce il manifestarsi di specifici tratti culturali di un popolo intero.

In realtà questa mancanza di parole è abbastanza comune. La sperimentiamo tutti i giorni e viviamo nuove necessità linguistiche di continuo, anche se magari non ce ne rendiamo conto. A molti queste cose suoneranno come delle banalità. Ma la questione a mio avviso è molto più attuale e interessante di quanto non sembri. È uno dei segni più evidenti dello stretto legame che intercorre fra cultura, avvenimenti esterni e lingua, e anche il fattore che permette il rapporto più vivo e attualizzante dei parlanti con la propria lingua.

neologismi

Un esercito di nuove parole è entrato a far parte della nostra vita quotidiana. Ufficialmente 7500 dal 1995 ad oggi, e moltissime altre in maniera non ufficiale. L’Accademia della Crusca e l’Enciclopedia Treccani hanno delle sezioni appositamente dedicate alla raccolta di tutte le parole nuove in circolazione, i neologismi della settimana o degli ultimi anni, che restano lì in attesa di una definitiva accettazione e nel frattempo vengono premiati o semplicemente monitorati. Di parole nuove quindi ne abbiamo eccome, e non c’è rischio di lasciare dei concetti disattesi, anche se a volte poco utili (non da ultimo il famosissimo “petaloso” che tanta fortuna mediatica ha avuto negli ultimi mesi).

Vi proponiamo allora una piccolissima lista di alcuni dei termini più nuovi e divertenti in lingua italiana e inglese, che abbiamo trovato girando qua e là per il web. Ovviamente i più nuovi e ormai accettatissimi sono quelli legati alla tecnologia e alla rete e sono normalmente forestierismi: lol, taggare, twittare, e così via. Ma quelli che secondo noi vi sorprenderanno e divertiranno di più sono certamente quelli che più si avvicinano alla nostra lingua. Non tutti sono stati ancora accettati, cosa ne pensate?

NEOLOGISMI IN LINGUA ITALIANA

Svapare: Si riferisce all’atto di fumare la sigaretta elettronica. Per poterlo utilizzare è necessario che la sigaretta emetta vapore acqueo. Non si può usare il termine per indicare una persona che fuma una normale sigaretta.

♣Nomofobia: Riguarda una sorta di malattia psicologica emersa recentemente alla diffusione dei messaggi di Whatsapp, ma comunque legata allo smartphone e al loro uso diffuso. Si tratta della paura di non poter usare il cellulare perché non prende, perché non funziona o perché si scarica. La persona in questione non pensa ad altro, potrebbe iniziare a sudare, ad agitarsi e persino ad urlare. Il nome è un acronimo (no mobile phone phobia).

♣ Furbetto del day hospital: Casi di diagnosi cambiate per anticipare ricoveri e interventi.

NEOLOGISMI IN LINGUA INGLESE

♣ She-coveryFusione tra “she” e “recovery”. Termine che indica che le donne emergono positivamente nelle statistiche relative ai dati sull’occupazione.

♣ Staycation: Il termine, una fusione tra “stay” e “vacation”, viene utilizzato quando si pianifica una vacanza stanziale con attività da turisti. Esempio: prendere il sole restando nella propria città.

♣ Laptop zombie: In un bar o in un luogo simile che offre una connessione wi-fi gratuita, una persona che non presta attenzione a nessuno e a nulla eccetto che al proprio monitor.

Quindi se qualcosa vi lascia senza parole, sappiate che non sempre c’entrano le grandi emozioni e sentitevi pure liberi di dargli il nome che più vi piace. Il linguaggio, per fortuna, è anche un gioco.

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