Disavventure di un mac – Primi passi nel mondo apple come traduttore

Quando mi hanno regalato il mio Mac non mi sentivo pronta. Per anni avevo lavorato, scritto, parlato e letto attraverso un pc old style che non mi aveva mai deluso e aveva resistito anche agli urti peggiori.

Ma con il tempo mi sono impratichita, un po’ a fatica: il mondo Mac è diverso e io mi sento indietro, analfabeta, alle prese con una lingua che non conosco.

Ecco perché, all’ennesimo “come diavolo si fa?” accadutomi poche settimane fa, ho deciso di scrivere quest’articolo, per chi come me di Mac non capisce proprio nulla e, volente o nolente, deve imparare a cavarsela. Non me ne vogliano gli esperti Apple là fuori.

Prima di tutto vorrei rassicurarvi sul fatto che su internet si trova praticamente tutto. In particolare mi sentirei di consigliare il famosissimo blog di Salvatore Aranzulla che mi ha risolto più di un problema da due anni a questa parte. Lascio quindi a voi la “goduria” della ricerca del problema su questo e altri blog e passo direttamente ai problemi veramente importanti per noi traduttori, quelli che ho dovuto risolvere io stessa, traduttrice vecchio stampo, per lavorare in un mondo – professionale – che richiede un certo tipo di servizi e un certo tipo di formato.

IL SISTEMA OPERATIVO

Il sistema operativo Mac è un mondo a parte. La cosa che all’inizio mi ha sorpreso di più è che i computer Apple non funzionano con normali programmi ma con app. Il più delle volte, quelle più comuni, si trovano gratuitamente. Ce ne sono tantissime e molte possono tornare utili nel nostro lavoro. In particolare io ho trovato interessante, Ulysses, un editor di testo avanzatissimo che conserva tutto ciò che abbiamo digitato in un’unica memoria permettendo di recuperare qualsiasi cosa in tempo zero; Text Expander permette di creare degli snippet personalizzati che accelerano di molto la scrittura, specialmente di stringhe utilizzate spesso; Toggl tiene traccia del tempo impiegato nei vari progetti, consentendo di gestire e ottimizzare i tempi di lavoro; MacDropAny permette di creare un link simbolico fra i file presenti su Mac e un cloud senza più essere legato a una cartella specifica per il sync e diventando utilissima anche per il backup; Keka, per aprire file zippati che altrimenti il Mac non sarebbe in grado di aprire, permette di comprimere e decomprimere con lo stesso formato di Windows.

IL SUPPORTO FISICO

La prima cosa che qualsiasi neofita si trova a dover combattere è l’abitudine. Ti rendi conto immediatamente di aver vissuto per anni facendo gli stessi movimenti: lo sapevi già, ma sperimentarlo è una sensazione di frustrazione e di gioia allo stesso tempo e doversi riabituare a nuovi gesti non è sempre semplice. Non mi dilungo su tutte le differenze, come touch pad o porte, ma credo vada fatta una piccola digressione sulla tastiera. La tastiera è diversa. In particolare le cose che mi sono costate un pochino di più sono state:

  • Cancellare il testo alla destra del cursore. Non esiste sui Mac il tasto Canc che ci permette di cancellare ciò che abbiamo appena scritto tornando indietro. Esiste però una combinazione di tasti che lo sostituisce: Fn+freccia verso sinistra, un po’ scomodo a mio avviso, ma pian piano ci si abitua a tutto.
  • Short cuts. In generale dimenticatevi di Alt, Ctrl, ecc. I vostri nuovi eroi saranno Command e Fn. Gli short cuts per fortuna sono abbastanza simili a quelli della tastiera Windows (ad esempio, Ctrl+V per incollare è semplicemente Command+V), ma alcuni cambiano completamente il vostro modo di lavorare. Qui li trovate praticamente tutti.

OFFICE SU MAC

Il Mac ha già dei software integrati che sostituiscono benissimo quelli di Office. In particolare a Word sostituisce Pages e a Excel sostituisce Numbers. Sono molto simili, ma ovviamente il formato richiesto da agenzie e clienti è sempre quello Microsoft. Come fare quindi? All’inizio utilizzavo Pages per tutto, esportando poi i file in Word (è molto semplice e intuitivo farlo). Ovviamente però mi ritrovavo con “doppioni” di tutto quello che producevo, occupando così memoria e spazio fisico del computer in modo eccessivo. Per fortuna da tempo esistono licenze open per Windows e Mac: Apache Open Office, a mio avviso la strada più semplice per garantire lo stesso livello di efficienza e di professionalità.

Parlando di formati richiesti e con cui ci troviamo a lavorare in continuazione, tenete d’occhio l’app Anteprima quando aprite un file. Sarà la vostra migliore amica per creare e modificare PDF più velocemente, stampare, esportare file in diversi formati, ecc.

HARD DISC ESTERNI 

Il Mac legge tutti i tipi di hard disc esterni: flash usb, hard disc di grande portata, ecc. Quello che non sapevo è che devono essere formattati per Mac. Per me è stato un lavorone di passaggio e copiatura di giorni, poiché avevo materiale già salvato, ma è molto semplice e basta ricordarsi di farlo sempre appena si acquista un hard disc esterno per evitarsi la fatica di passare migliaia di giga da un supporto a un altro. In generale gli hard disc esterni utilizzano il file system FAT32 che però non è compatibile con i Mac. Basterà quindi cambiare l’impostazione del file system a ExFAT, compatibile sia con Windows che con Mac. Senza dilungarmi troppo, trovate tutto egregiamente spiegato in questo articolo di Salvatore Aranzulla “Come formattare hard disc esterno Mac“.

TRADOS SU MAC

Il lungo cammino verso la scoperta del Mac non era ancora finito. Me ne sono resa conto pochi mesi fa quando ho dovuto installare TRADOS su Mac. Ho scoperto solo in quel momento infatti che non esiste la versione MacOS del famoso programma. Per giorni sono andata alla ricerca di una soluzione economica ed efficiente, pensando che non ce l’avrei mai fatta. Ma alla fine l’ho trovata.

Il Mac dà la possibilità di dividere in due (letteralmente) l’hardware: un 50% a Windows e un 50% a Mac. Per farlo utilizza l’Assistente Boot Camp, una app già integrata nel Mac, molto semplice da utilizzare perché guida passo passo – tramite un processo simile al classico wizard – all’installazione di Windows su Mac.

Per utilizzarlo è necessario conoscere il tipo di Mac che si sta usando, l’anno di fabbricazione e lo spazio libero sulla RAM, perché ci sono alcuni requisiti di sistema che variano da modello a modello e che comportano l’acquisto, ad esempio, di uno specifico tipo di Windows. Qui trovate le informazioni iniziali.

Prima di farlo ovviamente avete bisogno di acquistare Windows e qui per me è iniziata la lunga odissea di negozio in negozio cercando di capire quale fosse il più adatto e anche come risparmiare il più possibile. Cercando sono venuta a conoscenza del programma Parallels. Questo programma presuppone una spesa ulteriore, ma lo consiglio poiché crea un ambiente virtuale dove far girare Windows in parallelo con MacOS. Boot Camp infatti richiede il riavvio del computer a ogni cambio di sistema e non permette di collegare fra loro i due sistemi. Con Parallels invece i vantaggi sono che il pc ti chiede ogni volta in quale dei due sistemi eseguire l’operazione desiderata e ti permette di utilizzare Mac mentre si lavora con Windows, senza riavviare. Per me si è rivelata la soluzione migliore, visto che ormai da tempo utilizzo Mac e anche i miei file sono tutti salvati in quell’ambiente. Windows lo avvio solo quando devo utilizzare Trados. Anche di Parallels esistono varie versioni compatibili con diversi tipi di Mac e di Windows, quindi bisogna fare molta attenzione al momento dell’acquisto. All’inizio si fa un po’ fatica a capire quale sia l’opzione migliore, ma poi ci si inizia ad orientare. Io, per esperienza, consiglio l’opzione Parallels. Ovviamente la spesa si alza, ma si è sicuri di avere un apparato funzionale ed efficiente.

In ogni caso, sempre per esperienza, posso dire che il Mac non è necessario, si vive bene anche con un normale pc, ve lo posso assicurare. Io però, con il tempo, mi sono abituata e ho iniziato ad apprezzare delle differenze strutturali. Adoro la velocità – incomparabilmente più alta – l’adattabilità ad altri sistemi, la versatilità. A livello fisico la leggerezza dei tasti – cosa non da poco se si lavora 8 ore al giorno digitando lettere – il volume audio – incredibilmente alto, oltre i limiti immaginabili – utilissimo se si lavora con materiale audio-video di qualsiasi tipo.

Da qualche mese poi sento di avere due computer in uno e ne sono contenta. Mi sento come un grande polipo in grado di fare tutto quello che voglio.

Per qualsiasi dubbio, domanda o consiglio sul Mac “versione traduttori” scrivete a silvia@parolabis.com.

 

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