Pane, traduzione e fantasia: il bisbiglio di Debora

La rubrica Bisbigli d’autore di Parolabis accoglie i racconti di traduttori e traduttrici, di linguisti o insegnanti di lingue con tanta passione e voglia di mettersi in gioco. Autori che non smettono mai di aprirsi al confronto e di mettere a disposizione la loro professionalità e le loro storie, bisbigliandole e sparpagliandole, così come fa il vento o le foglie.

Questa volta, abbiamo l’onore e il piacere di ascoltare la storia di Debora Serrentino, una foodie translator che ci ha colpito subito per il suo blog approfondito, professionale ma anche spensierato. Incuriosite dalla sua specializzazione in traduzione enogastronomica e alimentare, non abbiamo saputo resistere alla tentazione di fare quattro chiacchiere “telematiche” con lei e capire da dove è nata la sua passione per un settore di nicchia della traduzione.

«La passione per la cucina per me è di casa: mia nonna materna era cuoca e in famiglia siamo tutti più o meno “specializzati” in qualche piatto, ad es. la carbonara del mio babbo è mitologica. Ho iniziato a cucinare alle medie, perché quando tornavo a casa da scuola ero da sola e dopo un po’ i piatti precotti o riscaldati mi hanno stancata. Sin dall’inizio mi è piaciuto sperimentare e difficilmente riesco a leggere una ricetta senza pensare in automatico a varianti e ingredienti alternativi. Un’altra passione è la cucina internazionale, mi piace sperimentare le cucine dei paesi che visito o provare ristoranti stranieri. Ho una seria dipendenza da sushi (quello giapponese, non quello degli all you can eat cinesi) e ho scoperto che la cucina austriaca è migliore di quello che ci si possa aspettare, soprattutto per quel che riguarda i dolci, mentre non mi piace particolarmente la cucina indiana, ma l’ho provata una sola volta e sono decisa a darle una seconda opportunità.»

Insomma, la passione come sempre è alla base di tutto e in questo caso si tratta proprio di una passione bella e buona! Ma quando è iniziata a concretizzarsi l’idea di tramutare la passione in lavoro?

«Nel gennaio 2015 ho seguito il webinar su proz.com di Elisa Farina: “Tradurre l’arte culinaria: i menù” e mi sono resa conto che la traduzione nel settore enogastronomico era una possibilità concreta. Da allora seguo tutti i Mooc e i webinar che trovo sul settore food: dalla gastronomia alla nutrizione, dall’allevamento all’agricoltura, oltre, ovviamente a corsi su normative ed etichettatura degli alimenti.
Per chi vuole seguire un percorso più formale ci sono anche numerosi master, ma per quel che mi riguarda hanno costi abbastanza proibitivi (quelli con i programmi più interessanti partono dai 10-13 mila euro).»

Debora Serrentino - foodie translator
Debora Serrentino – foodie translator

Uno degli aspetti che ci ha colpito di più è che Debora sul suo sito si presenta come una foodie translator, una denominazione che non avevamo mai sentito prima di conoscerla. Ma cosa vuol dire esattamente?

«Mi piace la parola foodie perché racchiude tutto quello che mi interessa del settore alimentare: non tanto e non solo la cucina in sé, ma anche un interesse per la scienza alimentare, la nutrizione, il turismo enogastronomico, i vari processi della produzione alimentare, ecc…. Nel mio caso a questi settori si aggiunge la passione per gli aspetti storici e culturali legati al cibo e l’aspetto linguistico.»

Dopo averci raccontato i dettagli relativi alla sua specializzazione e alla sua passione, Debora continua parlandoci del lavoro vero e proprio, vale a dire chi sono i clienti di una foodie translator, come si fa a cercarli e se si riesce a lavorare con clienti italiani.

«Collaboro con alcune agenzie “generaliste” e non hanno molte traduzioni nel mio settore. Le poche sono principalmente di ambito tecnico (manuali d’uso di macchinari) e per quella che è la mia esperienza, sono tutte straniere. Le agenzie specializzate nel settore food non sono molte e anche in questo caso sono quasi tutte straniere.
Per questo ho iniziato a contattare clienti diretti. Il modo migliore per “avvicinare” i clienti diretti è alle fiere di settore. È un lavoro molto più lungo che con le agenzie: bisogna scegliere le fiere, spulciare gli elenchi degli espositori (che non tutte le fiere pubblicano), individuare quelli più interessanti, prepararne un profilo, andare in fiera armati di pazienza e biglietti da visita e cercare di portare a casa dei contatti. Il “vero” lavoro inizia dopo la fiera, quando si deve inviare ai contatti raccolti una mail con una proposta commerciale. La cura del dopo fiera è la parte più delicata ed è quella che ti permette o meno di acquisire i clienti.»

Insomma, il lavoro di traduttore coincide anche con quello dell’imprenditore: una professione che oltre alle competenze linguistiche e traduttive deve possedere anche quelle legate al marketing. Proprio per questo, oggi come oggi per i traduttori italiani essere competitivi e sempre aggiornati è una necessità, soprattutto se si opera in Italia. Infatti, come ci dice la stessa Debora:

«Il mercato della traduzione in Italia rispecchia quello che è il mondo del lavoro italiano in generale. Essendo un settore strettamente legato alla cultura patisce della scarsa considerazione generale che c’è nei confronti dei lavori in questo settore. A questo si aggiunge la poca chiarezza da parte dei traduttori in materia di tariffe (ai “novellini” si dice ancora di fare riferimento al tariffario di Simon Turner del 2008 che è datatissimo e non rispecchia più il mercato attuale) e un attaccamento eccessivo alle agenzie, con le quali si instaura un rapporto di dipendenza più che di collaborazione. Se si leggono i forum o i post dei traduttori stranieri, si parla tantissimo di imprenditorialità, di contatti con i clienti diretti e di come raggiungere guadagni a sei cifre; se si leggono i forum o i post dei traduttori italiani, ci si accapiglia ancora per stabilire se la laurea in traduzione e interpretariato sia o meno l’unico requisito che fa di un traduttore un traduttore. Questo secondo me la dice lunga su quanto il nostro mercato sia indietro.»

Oltre che sul suo sito web personale, potete trovare Debora su Linkedin, su Proz e su Facebook.

Volete condividere anche voi la vostra storia con noi? Allora scrivete a info@parolabis.com oppure date un’occhiata alla pagina dei contatti!

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